Due di picche
Roberto Pozzi
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Sognando di scrivere con orgoglio
l’ultimo capitolo di una complicata vita,
il mio affranto sé strisciava ancora
come quel malvagio serpente
nella polvere del suo dannato limbo.
Dentro il mio malinconico essere
sentivo la simpatica tenera pazzia
della mia sublime poetessa,
non conoscendo l’oscura verità
dietro troppi assurdi silenzi,
ritornavo ad implorare
un misero straccio d’affetto
dal prossimo esaltato semidio.
Rigurgitare altri insensati pensieri
per giustificare la mia sfacciata audacia
non avrebbe regalato una nuova illusione
di un altro utopico mondo,
gli dei del passato erano morti
rimpiazzati da inedite mistiche visioni
non propriamente culturali.
Nuovi incontentabili barbari conquistatori
affossati nelle paludi delle apparenze
stavano aspettando il mio nuovo arrivo
per festeggiare l’inevitabile declino
della mia prolungata ingenuità.
Non piangevo per il due di picche,
o per i sentimenti dispersi nel vento,
sapevo di aver offerto sentimento
a un’altra persona sbagliata,
le mie lacrime erano solo frutto
dell’ennesima frustrazione
di sentirti soltanto imperfetto
senza saperne il vero motivo!
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Roberto Pozzi
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