Vieni, ti porto con me... non andare
Anna Maria Scamarda
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Eppure,
per quanto benedetto sia il pianto,
l’ascolto del cuore
che ramingo s’annida nel verso
con l’umile segno d’un grido,
una voce, che sale alle stelle
poi cade sfinita
e di nuovo s’innalza
col ritmo dell’onda infinita
fra il mare e l’abraccio del cielo
vorrei regalarti la gioia d’un canto
che lieve ti porta con me fra la gente...
In tasca il sorriso di sempre.
E tornerei me,
la me che tu amavi.
Col viso leggero
fra un pasto veloce
e una corsa coi bimbi nel vento...
Vieni,
ti porto con me
non andare.
Non vedi che incanto la luna!
Somiglia alle notti di seta, alle fate,
ai timidi baci che giocano al pegno d’amore.
E ti scrivo,
e vorrei non finisser le righe...
Mi par di vederti in un treno in partenza
mentre sventola il cuore, la mano.
Vieni,
ti porto con me
non andare.
©
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L'autore
Anna Maria Scamarda
Commenti (2)
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s
stello cutroneo3 febbraio 2016
Grandissima lirica di una sensibilità e dolcezza disarmanti. Vieni ti porto con me non andare... in fondo è quello che succede in questi frangenti: tutti quelli che ci lasciano li portiamo dentro, non muoiono per sempre. Mi sono molto commosso. Molto toccante e bella la poesia, mi piace tanto e la segnalo.
Giuseppe Gallo3 febbraio 2016
Un tenerissimo invito all’uomo del cuore a non partire, con promesse di gioia e d’amore. Delicatissimi versi dallo stile aulico e leggero che avvolgono come una seta frusciante l’animo del lettore tra le molte immagini leggere e soffici. Il mio elogio.

