Declinazione di un amore
Nemesis Marina Perozzi
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T’amai, t’amavo t’ho amato.
Nell’oscillazione dal remoto
al tempo più recente,
quell’imperfetto che scava il solco
e non ripara niente.
Anche il presente,
insiste a declinare un “t’amo”
che rincorre l’eco dell’infinito,
ma muore nello stesso istante in cui
viene pronunciato.
Così si ripete il gioco
delle desinenze,
così crudele, così tagliente,
che insiste a miscelare i tempi
nella relatività della grammatica
sulla riga sghemba
dei menomati sentimenti.
©
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L'autore
Nemesis Marina Perozzi
Nella mia alquanto lunga vita ho avuto, e ho tuttora, tre grandi amori: la musica, la fotografia e la scrittura, ma le poesie mi hanno sempre messo in ansia. Al solo pensiero di dover cancellare una parola, una virgola, un segno di punteggiatura, sudo freddo. Mi sembra di abbandonare dei figli miei, facendo loro un tor
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