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Ribellione 21 febbraio 2016 · lettura 3 min · 1121 letture

Io posso perdonare

Matilde Marcuzzo 130 poesie pubblicate
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La fuga non è la morte, il culto della mia libertà è l’emblema della pietà che ogni essere umano dovrebbe nutrire nel limbo della propria speranza perché tutti ne abbiamo una, perché è immortale. La credenza nel proprio destino ha sempre destato eventi remoti e la perdita del tempo andato diviene aldilà sepolto che lega le decisioni alle anime. Esse si lasciano sconfiggere solo se avallano il futuro, un vaso di argilla rossa è ben più aggraziato di un’anfora d’avorio se una rosa delicata e forte vi ha dimora. Lottare è sperare, decidere è forza. E se si ama anche in silenzio o in segreto, la vita non è mai un ornamento ma un orgoglio, una scelta, un diamante inscindibile da una lama arresa. Mantenere il ricordo è perdonare. Essere accarezzati, abbracciati, baciati, tenuti sulle ginocchia è bene vero, ed egli lo rinnega. Egli è ciò che non si può avere, egli è ciò per cui si farebbe meglio a partire ma il corpo vicino gli vorrebbe restare. La paura vince spesso un sentimento ma un sentimento pronunciato vince tutte le fiere e le belve dai denti aguzzi davanti all’antro del male. Andrò via e come cadaveri mi saluterete l’indomani, ma io vi avrò tra i ventricoli, fra il pane fresco che mangerò all’alba tra la paglia. Non sono un personaggio importante ma vorrei essere qualcuno per qualcuno. Per la gente, per il mondo. Lasciatemi andare, lasciatemi viaggiare, non andrò nel cielo natio ma sosterò nel mio errare, bacerò ogni giorno il ricordo e la fronte dei miei cari da lontano ma sarò me stessa. Non amo e mai ricambierò colui che non mi conosce, colui che non conosco, che non amo. Ma sospiro per colui che di me conosce l’odore dei capelli, la seta della mia pelle i pensieri nascosti e fa finta di non sapere. E tace. Io l’amo e lui lo sa, ignora la sua paura, la chiude al mattino fra le ante di quercia e prende i panni che non gli appartengono. Sotto la bandiera che sventola il suo manto non per il vento ma per i rimbombi delle marce dei nuovi soldati, egli mi pensa qualche volta. Se potessi dirgli addio senza addii, se potessi essere così potente da farmi amare sarei felice e scriverei il sublime e l’osservanza del bello, io scriverei tutta la nostra vita in un momento. Se anche voi mi lascerete al fato, se farete di me donna del tempo e non schiava di preconcetti e antiche religioni se mi amerete anche quando sarò partita e pregherete per le polveri dei miei calzari allora io sarò io, compatirò la mia figura per averlo lasciato in compagnia del mio segreto svelato, scriverò poi di voi e ai posteri dirò: “Io posso perdonare!”.
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Immagine dal web: Calendula field Poesia estratta dal mio libro di poesie romanzate IO POSSO PERDONARE.

L'autore
Matilde Marcuzzo

Matilde Marcuzzo nasce nel 1977 a Lamezia terme, in provincia di Catanzaro. Si laurea a Salerno in Lingue e letterature straniere. La scrittura, la cultura di altri popoli e i viaggi, sono sue passioni privilegiate. Ama la lettura e la poesia, predilige scrittori come Garcia Marquez, Neruda, Baudelaire, J. Rhys, Baric

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Commenti (4)

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Gerione21 febbraio 2016

A me pare un'anfora d'avorio ... in cui dimora un mazzo di rose forti, delicate ... e rosse! !

zani carlo22 febbraio 2016

Una opera "monumentale" di grande impatto emotivo... sensazioni e confessioni di una persona che non vuole assolutamente rispondere all'offesa con un'altra... non con il perbenismo distaccato ma con il buon senso di chi può amare "solo" chi conosce... ma che comunque può perdonare.

Daniela Dessì22 febbraio 2016

Un lavoro complesso e ben strutturato, la poetessa dimostra profonda sensibilità, molto riflessiva ed eloquente.

Gianfranco La Rosa6 settembre 2016

Esprimi con garbo i tuoi amati ricordi nella solitudine di celate parole, termini che fanno sentire il tuo stato d'animo; non a caso le rime, "mantenere il ricordo è perdonare", "La paura vince spesso un sentimento", ispirano sensazioni di grande sensibilità e nello stesso tempo di forza interiore. “Bacerò ogni giorno il ricordo”, è una forma di enfasi che associa nell’immagine, parole per descrivere con delicatezza e passionalità, impalpabili stati d’animo.