Psicopatologia del moderno poeta
Sto solido in questo sito "come d'autunno sugli alberi le foglie". Ho scritto sotto vari nick, quali"lo strimpellatore" e altri, ma in realtà sono quel Lorenzo Crocetti per sette volte almeno cacciato dal sito per i suoi interventi, da spirito (forse troppo) libero, ma poi sempre riaccettato. E continuo a starci beata
Commenti (3)
La poesia vostra è nobile a tal punto, che la commenta chi voi 'un commentate; dico in esteso, e penso di riassunto volgendo omaggio a voi, poeta e vate.
La grandezza (e la voglia di scrivere) di un poeta, o di un romanziere, può essere a volte inversamente proporzionale all'attenzione che gli si dedica. Ieri sera, su "Rai 5", c'è stato un bel ricordo di Carlo Emilio Gadda. L'ingegnere, che per tutta la vita aveva avuto difficoltà a pubblicare, ricorrendo anche ad editori a pagamento, quando, nel 1957, ormai anziano, ottenne finalmente il successo con il "Pasticciaccio", venendo corteggiato da tutti, che lo volevano intervistare e adulare, ebbe un trauma così grande che (aggiungendosi a quelli che già aveva) bloccò la sua creatività: non scrisse più nulla fino al 1973, l'anno della sua morte!
La psicopatologia del moderno poeta in quest'ironica e realistica lirica è trattata dal valente Poeta con validità scientifica nell'osservazione sociologica dei comportamenti di gruppo sul web. Ben vengono messe in luce le usanze quotidiane dei commentatori borbonici. Non sono Poeti, ma l'onore del Regno delle due Sicilie è salvo, almeno lo credono loro... Perché scrivere commenti col copia e incolla (senza analizzare il senso del testo) e usarli alternativamente, il più delle volte leggendo soltanto il titolo della poesia è veramente spassoso. Cosa avrebbero detto dei loro sudditi Federico Secondo e Carlo d'Angiò? Con quest'amletico dubbio ci è dato convivere...

