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Introspezione 23 febbraio 2016 · lettura 2 min · 1684 letture

Io e mio padre in questo giorno siam coetanei

Davide Ghiorsi 180 poesie pubblicate
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Mi affaccio dietro i vetri dei suoi occhi e non vedo altro che remi abbandonati odo un suono di campane come lacrime i rintocchi sopra un volto da quei tratti ormai annegati. Sono stanco e non riesco a star più in piedi sono stanco e neanche sento la tua voce sono stanco e non ti sento che mi chiedi d'innaffiar d'acqua di mare la tua croce. Io e mio padre in questo giorno siam coetanei da domani sarò io quello più vecchio non mi devo far vedere stanco e debole, in ginocchio che lo piango e che lo cerco nello specchio. Mentre cerco sul mio volto una sua ruga due occhi stanchi di naufragi e marinai le ferite sopra il corpo cicatrizzano col tempo ma sul cuore invece non guariscon mai. Io e mio padre in questo giorno siam coetanei e di lui mi resta solo la sua rete il suo sguardo tra le onde, la sua rabbia arsa di sale la sua voglia di scappare, la sua sete. Io e mio padre in questo giorno siam coetanei e mi accorgo quanto presto è andato via quanto il volto sullo specchio rassomiglia al suo ricordo e quella voglia di fuggir, la stessa mia.
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Davide Ghiorsi
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Commenti (4)

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Umberto De Vita23 febbraio 2016

Una buona lirica a rima alternata che ricorda il padre. .

zani carlo23 febbraio 2016

Veramente profonda questa poesia... colpisce per l'assunzione di responsabilità che pesa come un macigno...è quello che ci tocca con dolore e dignità.

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adriana sini23 febbraio 2016

Esiste purtroppo un solo caso in cui le età di padre e figlio coincidono: quando la corsa dell'uno s'arresta e la crescita del secondo prosegue... è un momento di profonda tristezza guardarsi allo specchio e scoprire di essere arrivato ad un punto di svolta: non c'è solo la tristezza della perdita che si rinnova, c'è anche la consapevolezza che tutto in un istante può sfuggirti di mano e le domande più importanti ti svolazzano tra i pensieri, fastidiose come mosche: come ho vissuto sinora la mia vita? Posso esserne soddisfatto? Ho già fatto tutto quanto avrei voluto? Ho vissuto davvero la mia vita o ho solo perso troppo tempo in inutili facezie? Chi si ricorderà di me? E in che modo lo farà? Qualcuno verserà una lacrima per me? È penoso

Fiammetta Campione24 febbraio 2016

"mentre cerco sul mio volto una sua ruga"... quante volte nel nostro vivere, sui nostri volti, scopriamo i segni che loro (i nostri genitori) ci hanno lasciato, che noi lo vogliamo o no. Profondità del sentire, lirica molto apprezzata