L'età dell'oro
Fredde e consolatrici acque
dei tempestosi mari esterni
da cui il tempo stesso nacque
e i dolci sogni, e i rivi eterni
di Lete e Stige presero origine
in tempi immoti e obliati
tempi di speranze tangibili e vicine
di spontanei valori ormai troppo mutati
Tornate ora a lenire il dolore
lavate, gentili, l'umano egoismo
e la superbia umana, e il triste errore
e il supremo, inconsistente, desiderio di arrivismo
che la bellezza del mondo
il paragone del regno animale
trasformò in un mostro immondo
di un passato glorioso, ricordo bestiale
Bestiale ricordo di un tempo felice
di frutti spontanei, di innocenza soverchia
di virtù scomparse e gioie svanite
mute illusioni in un vaso che la vita scoperchia
tempo fatato, in cui il dolce canto di aurora
non chiama al dovere, ma ancora ci narra sommesse magie
In cui morte altrove dirige la prora
E non si inginocchiano, i sogni, a stanche utopie
©
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