Esausto pianto
elena rapisa
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Lungo il muro del pianto si raccolgono
e impietose scorrono litanie
e teste dondolanti lo percuotono in rituali pentimenti,
ma non toccano i cuori ormai assuefatti
al gusto -dolce- amaro del sangue.
Son funeste smorfie, occhi ciechi alla pena
nel susseguirsi di lampi e,
sabbia ricopre coscienze,
residui importuni di sfatti corpi
che fanatismo fissò in sconce pose di morte
Si ripropongono olocausti attingendo
da quell'ammasso di infami esperienze
così unilaterali, così cucite addosso
a discendenti dalla memoria corta
Degenere fede diviene progetto di morte
che parla con voce di fuoco
e dio desiste e non ferma il declino delle coscienze
Il muro insensibile assorbe il pianto
e lì per lì dimentica.
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L'autore
elena rapisa
Sono una bilancia sbilanciata eternamente in conflitto fra razionalità e sentimento: il più delle volte prevale quest'ultimo. Mi abbandono sovente al sogno e mi rintano nella solitudine per meglio scandagliare il mio io segreto e riassaporare ogni attimo di gioia vissuta. Credo fermamente che amare sia sinonimo di do
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