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Introspezione 12 marzo 2016 · lettura 1 min · 849 letture

Ognuno è a se stesso il più lontano

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Salvatore Rubino 2 poesie pubblicate
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Il graffiante stridio di una vibrante corda assisa tra l’esistere ed il venir meno, occlude ogni mia visione. Come incauto indovino sondo il terreno che mi sosteneva e ricordo idolatrate virtù oggi smarrite e rimpiante. E delicato, mi conforta, il dolce sussurro di un altro tenue tramonto che vaporizza quelle cristalline sfere nate da insensata paura d’aver smarrito tutto, di non riuscire a riconciliarmi con me stesso, d’esser schiaffeggiato dalle invisibili mani d’un cieco e maledetto destino. Riprovazione si affaccia all’anima del mio più intimo alito che, come incauta pargola, goffamente s’aggrava sui tasti della mia natura componendo un ultimo requiem per le mie desiderate virtù. E solo resisto, esalando collazioni fra prima e dopo, che riempiono di vive allucinazioni quello spoglio cielo che si aggrava sulla mia vita. Esule da ingenue colpe, aspetto anche un solo segno. Confinato nel limbo, dai miei stessi passi, attendo... fosse anche un ultimo proprio barlume.
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Salvatore Rubino
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