Metafore
elena rapisa
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Tra le dita va perdendosi ciò ch'è rimasto,
solo sabbia che una sorgente impoverita
riesuma dal fondo
Un pozzo senza luce né aria dove rantolano pensieri,
senza un grido soffocano, non reclamano più
svelamenti effimeri e inopportuni
che tutto si è compiuto
Si svuota il bicchiere, l'ultimo forse
e con caparbio gorgoglio
ancora una goccia scende, sa di terra
E' una strana infermità, è un'ulcera aperta
che spurga tormentando in un contorcersi di sensazioni
dure a morire e non attutisce ancora il battere
di quelle porte che si stanno serrando
fino a quando si chiuderanno definitive,
con un colpo secco come sparo nel buio
rivelando il mistero.
©
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L'autore
elena rapisa
Sono una bilancia sbilanciata eternamente in conflitto fra razionalità e sentimento: il più delle volte prevale quest'ultimo. Mi abbandono sovente al sogno e mi rintano nella solitudine per meglio scandagliare il mio io segreto e riassaporare ogni attimo di gioia vissuta. Credo fermamente che amare sia sinonimo di do
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