Skin

Quel che smussa gli spigoli del mio spirito
sono le tue mani di seta artificiale
sul mio autentico tremore.
Le dita sapienti,
lungo le costole in difesa:
protezione dei muscoli,
delle mie braccia tese.
Dei silenzi fatti tuoi,
in un palpito del mio tempo.
Che scorre su ritagli di vene,
gonfie del nostro domani.
Approccio programmato di tegumenti sconosciuti,
cellule di gentile passione
a rivestire il mio esserci.
In quell’istante di impronte digitali,
dalla nuca alla pianta del piede,
indelebili.
Sensazioni,
umori,
di variazioni termiche.
O vibrazioni di un poi qualsiasi,
in un afflusso ematico stabilito.
Lembi di epidermide
e pieghe morbide
e sorrisi,
a formare la cute di un incontro.
Tessuti al confine,
smembrati da una curva immateriale
di etere,
di suoni ebbri,
di remore.
Catena sfalsata
di due incarnati pallidi.
Senza rumore,
in una rete di vasi sanguigni fervidi.
Glabro il tuo ventre
sotto il mio palmo incerto,
in uno scorrere d’inchiostro.
Mentre penetri in ogni mio poro,
in quell’assopita cartilagine d’immaginazione.
Ipotizzando legami crociati,
contro la rigidità dei sentimenti.
Tangibili e vere
le tue estatiche palpebre
sul mio seno vivo.
Fin sulla mia cresta iliaca
il tuo gioco.
E stabile disposizione delle nostre emozioni:
vorrei che amassi il tocco della mia anima;
dici che ti piace la mia pelle lieve.
©
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L'autore
Alexis
Io sono eterea, intangibile, virtuale. Non sono che astrazione sublime. Un'immagine algida, evanescente, sfilacciata e vacillante, in abito nero.
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