Cielo di umide nuvole
Hariseldom
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Pescara tossisce nel grigio d'aprile
mentre un cielo di umide nuvole
l'ammanta e la intristisce.
La puzza di baccalà e olive guaste
esce dal mare intasato da fogne
e traspira il suo odore
sui panni stesi sino ai Colli.
Da Rancitelli alla Marina
giovani frombolieri preparano archi
le frecce colpiscono ragazze sul Corso.
Le chiese sono piene di tailleur e cravatte
da Sacro Cuore sino alla Madonna dei Sette Dolori
mentre gli scout di quarantanni preparano zaini.
Il mare, quel mare di stelle marine
ora potrebbe ospitare tante lattine
mentre i negozi vuoti
raccontano di padroni avari
e di grandi magazzini generali.
La gente guarda la città
da finestre coperte da pigiami,
mentre alla stazione nuova
poliziotti aspettano sbarchi di nebbie.
Dove un tempo passava il treno
la lunga strada del parco si snoda
raggiunge mete lontane
correndo con pattini e biciclette
della metropolitana al cielo
solo polemiche e avvocati.
Se son neri o rossi
se son bianchi o stellati
non sono certo quelli
vecchi ed esacerbati
che salveranno la mia città.
Solo colombi che lanciano tronchi
bianchi e sognanti su baveri alzati,
al Parco Florida si amano ancora
anche io amori ho lasciato sui prati.
Verranno altri governi
altre donne piacenti
verranno bandiere e cortei,
ma l'acqua del mare
brulicherà solo cefali e non idee.
E le stelle marine che un tempo riempivano il fondo
sono solo un ricordo di questo uomo
che guarda questo cielo di piombo.
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