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Introspezione 5 aprile 2016 · lettura 1 min · 753 letture

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

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ex Lorenzo Crocetti 545 poesie pubblicate
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“Verrà la morte ed avrà i tuoi occhi” così scriveva Cesare Pavese, ma io credo che quando l'ora scocchi di essa tanto amare sian l'attese. Non venne a lui la morte, ma in ginocchi lui stesso andò a trovarla a proprie spese pensando innamorato a quei grand' occhi che sul volto di lei stampare intese. L' orbite della morte sono vuote, verrà, però a trovarla non mi reco spontaneamente e affermo in queste note ch' essa mi sa l'immagine d'un cieco orrido e con un ghigno triste e indegno... i tuoi occhi, mia cara, non le assegno!
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In questo sonetto ricordo il poeta e scrittore Cesare Pavese, che lo scrisse prima di darsi volontariamente la morte.

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L'autore
ex Lorenzo Crocetti

Sto solido in questo sito "come d'autunno sugli alberi le foglie". Ho scritto sotto vari nick, quali"lo strimpellatore" e altri, ma in realtà sono quel Lorenzo Crocetti per sette volte almeno cacciato dal sito per i suoi interventi, da spirito (forse troppo) libero, ma poi sempre riaccettato. E continuo a starci beata

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Commenti (3)

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Antonio Terracciano5 aprile 2016

"Verrà la morte e avrà i tuoi occhi", la poesia scritta da Cesare Pavese quattro mesi prima di suicidarsi e dedicata, a quanto pare, all'americana Constance Dawling, la sua ultima illusione d'amore, trova l'autore di questo magistrale sonetto in sostanziale disaccordo su ciò che concerne il contenuto. Certo, non possiamo sapere di chi avrà gli occhi la morte (se ne avrà), e sicuramente non si può generalizzare ("Quant'è bella! " furono le ultime parole del mio nonno materno: aveva forse visto la Madonna o, più probabilmente, rivisto sua madre?) L'unica certezza, riprendendo l'ultimo verso di quella famosa poesia di Pavese, è che "scenderemo nel gorgo muti"!

Pare sia morte, però l'è un trapasso; di là si va, volendo, a ringraziare poiché, di qua, si ebbe ad incontrare chi è degno di amistà, su oppur giù, in basso. Son riuscito ad entrare, insperabilmente, un miracolo. Così, la Provvidenza promoverà i volonterosi, nell'aldilà.

Un grande e raffinato sonetto che inizia con l'incipit di una poesia di Cesare Pavese che sembrava già annunciare il suo testamento spirituale a pochi mesi dal tragico epilogo. Il nostro autore non concorda col Maestro di Santo Stefano Belbo. La morte non avrà gli occhi seducenti della donna amata, ma un ghigno beffardo ed orbite vuote. In poesia ognuno è libero d'immaginare e descrivere, evocando, come meglio crede ed in questo sonetto il risultato è di gran pregio lirico. Con i migliori auspici all'Autore.