Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
Sto solido in questo sito "come d'autunno sugli alberi le foglie". Ho scritto sotto vari nick, quali"lo strimpellatore" e altri, ma in realtà sono quel Lorenzo Crocetti per sette volte almeno cacciato dal sito per i suoi interventi, da spirito (forse troppo) libero, ma poi sempre riaccettato. E continuo a starci beata
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"Verrà la morte e avrà i tuoi occhi", la poesia scritta da Cesare Pavese quattro mesi prima di suicidarsi e dedicata, a quanto pare, all'americana Constance Dawling, la sua ultima illusione d'amore, trova l'autore di questo magistrale sonetto in sostanziale disaccordo su ciò che concerne il contenuto. Certo, non possiamo sapere di chi avrà gli occhi la morte (se ne avrà), e sicuramente non si può generalizzare ("Quant'è bella! " furono le ultime parole del mio nonno materno: aveva forse visto la Madonna o, più probabilmente, rivisto sua madre?) L'unica certezza, riprendendo l'ultimo verso di quella famosa poesia di Pavese, è che "scenderemo nel gorgo muti"!
Pare sia morte, però l'è un trapasso; di là si va, volendo, a ringraziare poiché, di qua, si ebbe ad incontrare chi è degno di amistà, su oppur giù, in basso. Son riuscito ad entrare, insperabilmente, un miracolo. Così, la Provvidenza promoverà i volonterosi, nell'aldilà.
Un grande e raffinato sonetto che inizia con l'incipit di una poesia di Cesare Pavese che sembrava già annunciare il suo testamento spirituale a pochi mesi dal tragico epilogo. Il nostro autore non concorda col Maestro di Santo Stefano Belbo. La morte non avrà gli occhi seducenti della donna amata, ma un ghigno beffardo ed orbite vuote. In poesia ognuno è libero d'immaginare e descrivere, evocando, come meglio crede ed in questo sonetto il risultato è di gran pregio lirico. Con i migliori auspici all'Autore.

