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Introspezione 15 aprile 2016 · lettura 1 min · 2490 letture

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Jibi 298 poesie pubblicate
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Com’è oscuro il passaggio dalla Terra al Cielo. Un vento gelido alita impetuoso da ogni lato. Com'è bruciante! Com'è dolente lasciarsi andare! Guardo ciò che di me rimane là è il mio sangue qui le mie ossa la mia carne e non ho che il fuoco della Poesia per incidere il mio Nome...
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L'autore
Jibi

In un’alternanza di Luci e Ombre, su di un foglio bianco, si distende la mia Anima....

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Commenti (5)

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Rosita Bottigliero15 aprile 2016

Contare sempre su se stessi e sulla vita che ci cresce in un pensiero di verso. Grande verità. Bellissima

Gentiana Marika15 aprile 2016

Questi versi hanno una forza incredibile! Il dolore è sempre lacerante, ma l'autrice con la sua bravura lo trasforma in una splendida Poesia che con la sua intensità travolge il lettore. Plauso!

Sara Acireale15 aprile 2016

Il passaggio è oscuro, un vento gelido soffia e spazza via tutto. La Poetessa non si lascia abbattere dagli eventi negativi e trae forza e energia dal sacro fuoco della Poesia...

s
santo aiello16 aprile 2016

Non è forse qui l'essenza, la sintesi di ogni cosa? L'espandersi di spazi esistenziali interiori, il bisogno di spazio, di respiro interiore. Un dolore estremo, come di un parto, di una rinascita. E quel nome nuovo, mai pronunciato e scritto con il fuoco e nell'anima. Forse anche il ciliegio, quando affida i suoi petali al vento, scrive versi di nuova esistenza, di nuova vita. E il vento sa dove andare, come la poesia che abita dove c'è bellezza vera, quella che mai passa e neppure il tempo ruba. Una lirica che è dolore, processo interiore ed evoluzione. C'è una ricerca interiore, una voce che si libera nel vento... c'è vita ed è poesia... Bellissima...

Enrico Baiocchi18 aprile 2016

In quello sdoppiarsi si cerca un lenire, un'alternativa alla voglia di abbandonarsi, un intingere la penna in un calamaio il cui colore non evidenzi troppo le nostre debolezze e le nostre paure, ma anche la volontà comunque di prendersi le proprie responsabilità in quell'incidere il proprio nome. Una lirica forte e penetrante dove il pathos prende il sopravvento.