Non compresi mai che la vita era tutta lì
Anna Maria Scamarda
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Furono tante le barchette di carta colorata,
gli alberi delle favole
e i ninnoli che scendevano dai fili d'oro al soffitto,
insieme alla neve bianca di Natale.
Gli occhi pungevano lacrime di gioia
fra i canti che scaldavano i sogni
al fuoco del camino acceso.
Di notte, le bambole dormivano sazie di meraviglie,
ed io le trovavo sveglie al mattino
col bacio del mio babbo.
Così crebbi e vissi le aurore dei miei giorni.
Dove anche per il dolore v'era un posto fatato
e una poltrona di fiori che sbucava a cullarlo...
Mi piacevano sempre le impronte di manine colorate
sui cartelloni bianchi a farmi compagnia.
Erano allegre.
E l'anima s'armonizzava in quei colori arlecchini
con la sintonia perfetta dei bambini.
Non compresi mai che la vita era tutta lì,
in quella Porta dei Sogni sempre aperta.
Non conoscevo la sua assenza,
fino a quando un sortilegio oscuro la sbarrò
con le sue unghia nere.
Che al cuor tanto spaura...
E fu il tormento... la desolazione.
Cercai a lungo le mie bambole
e il bacio del mio babbo
fra le lacrime asciutte della Croce.
Ora so che non mi hanno mai lasciata.
Dormono, ma d'un sonno lieve...
Sogno il mattino in cui s'alzeranno in volo
a beccarmi il cuore.
I cardellini morderanno la coda alle ultime stelle
sbiadite sul cielo, che sorrideranno assonnate.
E l'usignolo farà il girotondo attorno al sole
con la sua più bella canzone.
Sarà un tripudio di fiori lo schiudersi delle ciglia
al nuovo giorno!
I violini delle sirene lo udiranno
e le onde chete del mare cercheranno tesori nascosti,
mai sopiti in fondo al cuore...
S'apriranno molti cancelli
fra la spuma e le sabbie dorate della memoria,
prima d'apparire, di nuovo, la Porta dei Sogni.
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Anna Maria Scamarda
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