Roma

Ave Roma...
Bionde l’acque sussurrano storia
snocciolando centuriae di gloria
monumenti marmorei e imponenti
che richiaman entusiastiche genti...
quei che osservano sorpresi e laudanti
e smarriscono tra cupole e ponti,
piazze oziose e opulenti fontane
donde compier l’arcano rituale.
Visioni epiche ai Fori Imperiali,
sonore centurie con chiodati calzari,
schiere ordinate di cavalli e cavalieri
con vessillo legionario trottan fieri.
Ancor trasudano sangue e clamore
mura imponenti sacrario di gloria,
di daghe e tridenti risuona quel clangore,
pugno di ferro per intrepidi gladiatori.
Solerte è il liberto all’antica fontana
che attinge da bere per la sua matrona;
fonte spensierata e oasi ciarliera
per schiave alacri e remote acquaiole.
Aspirano al cielo esotici emblemi,
granitici o marmorei obelischi...
svettanti e spudorati baluardi maschi,
mentre infinite e ampie scalinate
solcate da magister, sommi e vate.
Bella e grandiosa come nessuna
e nessun scritto ti renderà giustizia alcuna...
Ave Roma
primis culla civitae
verba scriptores te salutant!
©
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
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