Le parole senza futuro
Pier Giorgio Cadeddu
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Vorrei saper usare ancora
il suono nuovo e le armonie delle parole
ballerine di danze letterarie
rotonde e sdrucciole nei loro accenti acuti,
eleganti di stile e gonfie di sintassi,
sillabanti di un desiderio nuovo e
avvolte ed accentate da tilde:
muse calligrafiche degli antichi scrivani.
Ma nella confusione dei miei rivoli asciutti
le sento invece precarie equilibriste
dondolare indecise
per ritorni di strade sconnesse e polverose
percorse mille volte,
intrigate e annodate dalla fretta del tempo.
Allegre e fragili, malinconiche e audaci
sono parole di olivastro e brughiera,
gariga e biancospino fiorito nel mio freddo,
figlie dei miei pensieri illegittimi e bastardi.
Non farò testamento...
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Pier Giorgio Cadeddu
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