In quell'intimo eremo

Solitudine condivisa
con la natura e Dio
poiché tu, introspettiva creatura,
di quell'eremo adori
la pace dell'oblio.
Voci remote bussano,
timide, ma quanto rintuzzano
ferite giammai richiuse.
Orsù, ignora il richiamo
e senza indugio ulteriore
svincola da te il dolore
tornando in quel monastero.
Quanta armonia e silenzio
languono così in attesa,
pavida coscienza
libera da prosopopea e da prosa.
Nel circoscritto limbo,
dove il nulla resta e tutto cambia,
levita la speranza
e in stasi stanno i disegni.
Spazza sollecito il vento
in quel ciel l'inquetudine
mentre un branco di candide nuvole
al sol fanno sipario...
e forse quel tutto, o forse è quel nulla
a colmar l'abissale divario
tra la brama e la ragione
laddove pia l'anima dimora
e che sublima la mente con il cuore.
©
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
Commenti (1)
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Giacomo Scimonelli14 giugno 2016
la pace dell'oblio... la pace per l'anima attenta e finalmente libera di affrontare i ricordi... ricordi tristi che è sempre possibile allontanare dalla mente con nuova speranza pronta a sorprendere... ma resta il dubbio tra brama e ragione laddove l'anima pia dimora... versi introspettivi che s'elevano fino a diventare autentica poesia dell'anima... versi che arrivano e toccano le corde del cuore e dell'anima...

