Anima randagia

Vacilla l'anima pari moccolo alla stremo...
barca che scarroccia scevra di freno e pur di remo,
anima allo sbando e financo maledetta
nella landa disperati è circoscritta ormai reietta.
Irsuti scogli in cui incagliare...
tempeste atroci per naufragare...
quel brancolar tra l'oscuro e il peggio
e di quegli inferi è ardente l'assaggio.
Arida terra si lascia alle spalle
greve il rovello che ustiona la pelle
e riduce a pezzi e pur a brandelli...
iena che becera latra nella mente
insidia di corvi pari a serpenti.
Così barcolla come errante pellegrino,
ginocchia a terra caracolla verso il destino.
E son sevizie e autofustigazione,
a ogni passo sferza l'io e il disonore,
mano d'automa
scevra di compassione...
estremo cilicio serra mente e cuore.
©
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
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