A lia
Rosaria Catania
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Eran vuoti gli occhi
come rane d'inverno
non oltrepassavi la strada
senza la mano di mamma
cercavi sorrisi e carezze
nel il ticchettio dell'orologio
era tutto il tuo mondo del vivere
cercavi cibo caldo e affetto
e un piccolo soldino chiedevi
eri un ragazzone bambino
in quel pezzo di pane
andavi giù con la tua innocenza
che malattia t'impedì la crescita
ancor dentro il grembo
sempre in ordine elegante e ben vestito
sei scolpito nel mio cuore
quel tuo sorriso impacciato
nel pronunciar il nome mio
difficile da dire
"Tatara una lia"
tutto vuoto in quella piccola casa
la balconata bassa
con la sedia fuori
a rinfrescar l'afa estiva
li l'oscurità si farà ombra
con l'eco della tua voce
che va oltre il tetto e le stelle
un filo spinato
sulla gialla sabbia di pietre nere
roccia sei stato
bianca lacrima asciugherà al sole di giugno
e quel piccolo bimbo uomo
non morirà mai
l'infanzia mia
nel tuo ricordo
in quella casa di fronte la mia
eri campo di grano
tra i miei sorrisi di bimba
ora son cerchi di brividi
mi scorrono lungo la schiena
«Turiddu a lia
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Rosaria Catania
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