Quell'eco ridonda

E' un intreccio argentino
che canoro, rimbalza dai pruni
ai selvatici meli fino ai pini,
poi converge in quel ciel
non ancora turchino.
Par sospeso con filo
quell'erratico quarto di luna
così tanto... meschino, così tanto lontano.
E lì a oriente, oltre l'erta collina,
già colora d'argento
con l'annuncio del giorno
che nel grembo del tempo
è ancora embrione.
Quando l'uomo nel sonno
ancor giace,
sino l'aria, sino l'eco non hann pace
e in attesa di quell'astro nascente
vibra tanto e di suoni ridonda
tutto ciò che circonda.
Tendon avidi i sensi alla natura
mentre spazza un soffio d'aria pura
ogni molesto rovello...
e quando l'indole è all'intimo sballo,
sorge di quell'impero il sovrano
sbaragliando le ombre...
e della notte ormai sgombri
è tripudio sulla terra e nel mio mondo!
©
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
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