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Riflessioni 8 luglio 2016 · lettura 2 min · 670 letture

Luna- Park

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POMODORO Vito Giovanni Sergio 16 poesie pubblicate
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La ghiaia sorride ai miei piedi gracchiante buona sera al parco della luna; l'ingresso: una porta luminosa, cartone dorato a nascondere due pali che reggono un'arcata di stelle che il vento muove. Tra le baracche colori crudi, selvaggi serpeggiano, indicano senza scampo bersagli da colpire. Amore eterno duri il tempo di una istantanea. Centro! Inviti rituali, il sorriso è d'obbligo; la ragazza è più stanca di una prostituta, urla nel microfono, la polvere si respira con l'aria, risate sguaiate, profumi a buon mercato per umide ascelle, braccia sempre in moto. Giovani gradassi misurano la loro forza chiudendo corna di toro d'acciaio... saliva, sudore, sangue, sperma, tra stretti passaggi bui, anche laghi di orina e la musica non ha una pausa. Bambine bambini accompagnati alle giostre, gioia, stupore, pianti, richieste a bocca piena: pop- corn e zucchero filato. ...lascio questo spiazzo, la notte mi cattura, ovatta silenziosa, lontane adesso le luci, strada solitaria ancora una voce che ripete...è bello, piace, diverte grandi e piccoli biglietti alla cassa... Il mio paese m'appare come un porto chiuso, nude rocce e levigate pietre cingono quest'isola, libertà,sei legata alla petulanza di una goccia: gutta cavat lapidem.
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(dedico questa lirica a Pierre Mac Orlan autore di Qai des brumes)

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L'autore
POMODORO Vito Giovanni Sergio

Nato a Molfetta (Ba) il 02/06/1952 ha pubblicato nel 1999 il libro "Fiori d'ombra" Casa editrice LIBRO ITALIANO di Ragusa Nel 2001 ha pubblicato il volume "L'Inganno" per I Tipi delle Edizioni MEZZINA Molfetta. Con la stessa casa editrice nel 2006 ha stampato un volume di racconti brevi e poesie: "Le Brouillard".

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Commenti (1)

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Sanzi8 luglio 2016

Dopo la densità e la pienezza incalzante dei primi undici versi, che descrivono il Luna- park, c'è come una pausa lirica, si sente veramente la calma della notte e come uno stacco, per poi brevemente ri- immergersi nel mondo del Lunapark ma attraverso una voce (v. 12- 13), ormai siamo lontani e questa distanza che è fisica ma la sento anche dell'animo almeno un po', a un tratto dà l'immagine del paese, in poche parole, netta e che viene più dal tra le righe che dalle parole dette e questo dato introspettivo è importante e alla fine ha anche un che di enigmatico che l'autore sa, il lettore non può saperlo. Non so se il luogo è reale o immaginario, sembra reale. Molto interessante