Il muro
Eccomi, dunque.
Sono qui, da così tanto tempo da aver dimenticato.
In questo vicolo cieco, solo pochi sporchi detriti,
suoni cupi
lacrime versate.
In lontananza l'eco delle voci dei miei amici, degli amori perduti
lontani, nella grande strada principale.
Eccomi, dunque.
Con la fronte che spinge,
nel patetico sforzo di sfondare un muro.
Il corpo negli anni si è deteriorato,
la pelle rinsecchita, imbiancata,
i muscoli calati di mole.
E mentre una parte di me, tra le lacrime, implora
di opporsi a questa impasse
di tornare indietro
di vivere
io la ascolto e imploro invano al mio corpo di muoversi.
Eccomi, dunque
il muro è ancora qui, intatto.
La mia fronte, insanguinata, si deteriora nella spinta
mentre la disperazione, il dolore, mi consumano
la storia della mia esistenza si consuma in questo luogo desolato.
Un altro giorno è passato.
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Commenti (1)
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Triste24 agosto 2016
La storia si ripete. Alzare barricate sembra l'unica soluzione ai drammi che si consumano davanti ai nostri occhi. Migranti che vagano in questa Terra che dovrebbe essere di tutti ma che l'arroganza di pochi decide di recintare. Eppure interi popoli chiedono di passare, donne bambini, uomini impauriti del passato, del futuro e purtroppo anche del presente, fermato da un muro di filo spinato che taglia la carne del fratello e le coscienze di coloro che guardando tale scempio... piangono.
