Nella notte d'estate
Nella notte d'estate
quando il grano nei campi riposa
il mare soffia aliti di salsedine
e il giorno si è cotto al sole,
la terra trema.
Il fruscio esplode nel boato
e un lampo di tempo
diventa notte senza fine.
Case sventrate
muri insanguinati
ferri attorcigliati
sciacalli senza vergogna,
si è persa l'innocenza del mondo,
si è spenta la danza delle stelle
e la musica campestre,
ammutolisce il bosco
al rombo della morte.
Nei corpi tremanti,
la paura oscilla tra i silenzi
e le grida senza pace,
il coraggio esplode nelle vene
e si aggrappa a mani
che scavano rovine.
Nel cumulo fumante
di memoria e di bellezza
si muore subito,
lentamente si muore invece
all'alba grigia che svela
ogni assenza.
Crepe contorte segnano i muri,
il muto dolore in eterno
segna il cuore,
e non basta piangere,
imprecare, interrogare il cielo,
la solitudine ha trovato patria
tra le rovine del tempo
dove affiorano chiavi
che mai più apriranno case,
dove il fiore muore al vento,
dove gli occhi vagano smarriti
come polvere in cerca di piani stabili.
Il silenzio dei morti
giace sotto le macerie,
il silenzio dei vivi
rimane appeso al dolore,
al pianto e alla coscienza.
©
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