Ci vuole distanza
Ci vuole distanza
per guardare meglio
i tuoi occhi spalancati
al bagliore della luna
e il tuo passo incedere
nel mistero delle stelle.
Il fiume in piena
che invade i tuoi abissi
lo vedo nella superficie
della tua pelle che trattiene
rivoli di un sangue ardente
pronto a precipitare
in cascate di piacere.
Te ne stai immobile
alle correnti della memoria,
distesa sul piano inclinato
dell’esistenza giovane
con la testa immersa nei capelli,
nei fili di seta cangiante,
le labbra socchiuse
nell’umido velluto
che spira sussurri lievi,
il collo proteso
in quella terra di confine
che odora di fresie e di miele,
l’essenza del piacere che vorrei.
Ci vuole silenzio
per osservare
nella penombra della sera,
i tuoi seni rigonfi,
colline in fiore
che non conoscono inverni.
Sfiorare il rilievo impercettibile
del cuore selvatico,
scivolare con le mani
sui quei tuoi fianchi morbidi,
dune di un deserto assetato
che finisce in angoli proibiti,
nella diagonale ambigua
dell’innocenza e del peccato.
E scivolano le mani ancora
fino al tuo ventre agitato,
il nuovo terreno di scontro
di una battaglia di sensi
per le antiche rivalità
d’istinto e di ragione.
Ci vuole coraggio
per rincorrere
i voli immaginari
e le tue ansie reali,
scoprire la pelle
che hai deciso di indossare
ad ogni sussulto del cuore
che esplode in ebrezza
e scava nuovi solchi nelle rughe,
nuovi confini
nella bellezza e nel dolore.
Ci vuole tutta l’anima
distesa nel petto
per trascendere l’assenza
in nuova vicinanza,
scoprirsi nudi
al giorno assolato
e scaldare il cuore
al freddo della luna
avara di stelle.
©
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