Sera di marzo
Davide Ghiorsi
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Era una sera di marzo
di quelle che hanno ancora i colori dell'inverno
di quelle che nel bosco il vestito che hanno i pini
è il solo verde attorno.
La sera che mio nonno
andò ad aprir la porta e poi li fece entrare
per dargli un piatto caldo far toglier le divise
e farli riscaldare.
Versava la minestra
mia nonna sottovoce e gli asciugava i panni
danzavan con il buio gli sguardi infreddoliti
di quattro sedicenni.
Ed io che tra i soldati
vedevo solo eroi ed eserciti di re
guardavo solo gli occhi di quattro ragazzini
più grandi un po' di me.
Era una sera di marzo
di quelle che hanno ancora i colori dell'inverno
di quelle che i ricordi si infilano nel cuore
e ci restano in eterno.
Ed io che non sapevo
ancor la differenza tra il sogno e la ragione
guardai quei quattro volti di bimbi spaventati
imparai la compassione.
Passai la notte insonne
pensando agli occhi morti e quei corpi infreddoliti
rincorsi la mattina per stringerli sul cuore
ma eran già partiti.
Lasciandomi uno schiaffo
una disillusione lasciandomi un insulto
quel senso d' impotenza di allegria abortita
lasciandomi... un adulto.
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L'autore
Davide Ghiorsi
Commenti (2)
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Merlino6 settembre 2016
bel ricordo di tempi cari all'autore descritti con la maestri di chi conosce la letteratura del novecento e ne subisce l'influsso descrittivo paesaggistico e familiare.
e
emiliapoesie397 settembre 2016
a volte la vita ci da lezione di sopravvivenza e di rispetto quando noi non ce lo aspettiamo e con l'esempio tangibile ci fa toccare con mano la cruda realtà... ho molto apprezzato e mi complimento...

