Scampoli di fine estate
Pier Giorgio Cadeddu
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Pigola tra le stentate foglie pallide del melo
Il mormorio di una sera già bastarda e logora di caldo;
Sopra gli umori lasciati dalla cascata d’acqua
il cielo si inviluppa di chiarori e di ombre a rimandare la notte
strana compagnia di guitti non richiesta e complice
di una malinconia incastrata tra le nuvole nere;
sono peccati per un inverno ciarlatano, ingannato d’autunno,
pentimento dovuto ad una giovane giornata di pianura.
Sulla tua pelle ambrata cadono come stelle
fili di grano, il mio sogno maturo e rimandi curiosi di sole
dopo la pioggia scivolata sopra i tuoi capelli.
Fermo nella mia senescente impertinenza
Resto aggrappato al tuo cuore caldo e paziente
col naso alla finestra dei rimpianti,
punto interrogativo di umanità e dolore
col fiato caldo a disegnare nostalgia
sui freddi passaggi della storia
dentro i tuoi occhi lievi e colorati,
scampoli di fine estate
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L'autore
Pier Giorgio Cadeddu
Commenti (1)
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Patrizia Ensoli11 settembre 2016
Poesia di grande intensità, la potenza della parola innesca un processo temporale; dove l'associazione allo scorrere delle stagioni, sono il dialogo rapportato all'amore, al sentimento che fluisce, come il tempo, in quello scampolo di fine estate (o, fine vita) .

