Quando tacciono le stelle
Davide Ghiorsi
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Quando tacciono le stelle
e si adombrano i lampioni
vien la notte e si distende
sopra ai volti dei barboni.
E ogni ruga è una scommessa
e ogni ruga è un'illusione
è una vecchia principessa
che non apre più il portone.
E ogni giorno è uguale al giorno
che si persero le piume
è un pugnale sullo sterno
che non fa brillare il lume.
Quando tacciono le stelle
e si adombrano i lampioni
entra il freddo nelle ossa
ricoperte di cartoni.
E la notte si fa spiedo
ed il freddo si fa lama
per sfamarsi del silenzio
d'una strana forma umana.
Ed io ascolto il mio respiro
sol coperta sulla pelle
mentre gemono i cartoni
quando tacciono le stelle.
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L'autore
Davide Ghiorsi
Commenti (3)
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Merlino12 settembre 2016
un tema a noi caro, trattato dall'autore in un modo che dona dignità a uomini che hanno perso tutto. La tenerezza avvolge questo scritto e ne fa una pregevole opera
Cristiano De Marchi12 settembre 2016
E' con semplice e umana sensibilità che argomenti così intensi e delicati diventano grandi e possenti macigni appoggiati sulle nostre spalle e sulle nostre coscienze. Quando tacciono le stelle si percepiscono solo i rumori del silenzio dipinto sui volti di chi non possiede più nemmeno il cielo...
Umberto De Vita13 settembre 2016
I barboni sono soltanto persone sfortunate e bisogna portagli rispetto. Una lirica che ritengo non solo bella, ma nobile.



