Nonna
Non mi è difficile rivederti
mi basta chiudere gli occhi
e lente ma profonde
riappaiono tante immagini
intensamente incise in me
non ho mai cessato di vederti
quante volte sei riapparsa nei miei sogni
come se tu fossi nascosta
in un angolo buio della casa
come da tutti dimenticata
ma eternamente viva
e che scendevi di notte
silenziosamente e di soppiatto
ed io che con stupore ti vedevo
ah ma allora ci sei ancora
quasi mi sentivo di esclamare
erano solo sogni
ma erano sogni così forti
che anche adesso ad occhi aperti
fatico a pensarli solo sogni
tante volte mi son chiesto
quanto di te sia entrato in me
con nessun altro
di quanti m’hanno marchiato a fuoco
sento similitudini
come sento con te
sei anzi forse la sola
con cui sento similitudini
come se molta parte del tuo spirito
si fosse radicata in me
ma cosa ci sarebbe di strano
se davvero così fosse?
nei miei anni più importanti
sei stata la persona più vicina
l’unica persona
a cui potessi riferirmi
con certezza e serietà
eri un pilastro di serietà
ti ricordo sempre arcigna e severa
non esiste in me ricordo
di le leggera e sorridente
solo nelle tue parole
sentivo la certezza della coerenza
era certo una coerenza
via via sempre più lontana dalla mia
ma ero certo delle tue parole
e con te non vivevo inganni
con te per anni ed anni
ho condiviso i miei sonni
mi coinvolgevi interamente
nel tuo mondo di fede e di preghiere
rivedo quei grandi dipinti
risaltanti dei loro colori forti
sui muri della tua camera
il sacro cuore di Gesù
e san Giuseppe morente
rivedo i tuoi comodini
invasi dei segni della tua fede
vangeli messali santini
ogni sera le nostre voci
fluivano nella stessa preghiera
o certi giorni
quando sgranavi il tuo rosario
e ripetevi sempre la stessa litania
ricordo una camera austera
severa ed imponente
una stanza piena di segreti
che la mia curiosità infantile
voleva svelare appassionata
animoso spiavo i tuoi segreti
monete antiche e preziose
scritture di un lungo passato
arzigogolate e stinte
ed in esse la mia fantasia viaggiava
cercando le tue radici
che sentivo parte delle mie
ogni volta che riaprivo quei cassetti
era sempre un piacere nuovo
come se ogni volta
avessi ritrovato il mio tesoro
vestivi sempre in nero
il grembiule fino ai piedi
sembravi sempre in lutto
un lutto lungo una vita
era certo nel tuo sentire
la vita tale a un lutto
era molto grande
il tuo senso del dovere
e certo t’era ignota
l’esistenza del piacere
sempre severa e seria
tenace e autoritaria
era tuo il dovere
di far tutto funzionare
eri un’instancabile formica
che alacre ed ostinata
compensavi e rimediavi
al frinir delle cicale
ti rivedo a capotavola
la lunga tavola di marmo
eri il centro della casa
la sua sola vera guida
non potevo capirti allora
forse lo posso adesso
dentro quel marasma
eri la sola coerente e giusta
il mio solo appiglio
a cui tenermi stretto
chissà se è stata una salvezza
oppure una condanna?
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Commenti (1)
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Triste4 ottobre 2007
Bellissima introspezione che scava nel passato per riportare alla luce una figura severa e allo stesso tempo vera... forte della propria coerenza: la nonna... su cui si aprono immagini sfuocate ma sempre nitide nel cuore dell'autore... che sa regalare, con estrema dolcezza, piccoli grandi ricordi che richiamano altri ricordi... quelli di chi legge. Severe o dolci, le nonne lasciano una scia indelebile del loro passaggio nella nostra formazione e non si può non ricordarle con una nota di malinconia.
