Ruggisce nel vento

Quando nel cielo s'ode
ruggir come belva il vento,
o pavide creature fuggite
in quel nefasto momento.
L'ombra enorme che cala
dilaga e anche il sol oscura,
è lampo fugace che irrompe
e pare tempesta che infuria.
Tragico l'incendio che avvampa
da bocca che sputa l'inferno,
artiglia senza dar scampo
e attizza gelo e paura.
Titanica appare tra i monti
spavalda quella figura
mole delinea immensa e nell'aria trasfigura.
Ali sovrane tra i nembi,
signore dei quattro elementi,
figlio di rocce e degli inferi
e gagliardo cocchiere del vento.
Sibila la coda a scaglie
frusta che stria la pelle,
spazza la luna e le stelle
e nubi sin dal ciel sbaraglia.
Nasce dal cuor un ruggito
e sale alla gola forte,
e l'eco come boato
presagio di fuoco e morte.
Tosto è il fuggir a iosa
come branco d'ovini indifesi
e il sangue gela di paura
innanzi alla mitica creatura.
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
Commenti (1)
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M
Maria Rosy2 febbraio 2017
l'estro poetico in te supera le aspettative e in queste rime anche la fantasia Invidio... anche xché sai che adoro tutto ciò che riguarda i draghi
