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Riflessioni 28 settembre 2016 · lettura 2 min · 882 letture

Lo zaino abbandonato

e
ex Lorenzo Crocetti 545 poesie pubblicate
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E' successo qualcosa alla stazione e avviene un fuggi fuggi generale mentre intorno è totale confusione, uno scontro od un atto criminale? I treni sono fermi e i passeggeri si mettono le mani sulla faccia, tutti stanno impauriti e molto seri, ci sono poliziotti a dar la caccia. Il respiro s'è fatto assai pesante per quell'incomprensibile vapore, un odore davvero penetrante che entra nei polmoni e dà dolore. Uno zaino è stato abbandonato proprio presso il binario principale e l'antiterrorismo ha poi tentato d'aprirlo, ma si son sentiti male. E quindi sono dopo ritornati con maschera antigas fissa e sicura ed hanno trasportato frastornati quello zaino presso la Questura. Chimici illustri allora hanno studiato di qual natura fosse quell'odore che tanto danno aveva, ahimè, recato ai polmoni di uomini e signore. E alla fine hanno dato la risposta di qual natura fosse il gas atroce che tanta sofferenza aveva imposta e aveva messo quella gente in croce. Il gas che aveva invaso la stazione e s'era poi portato anche ai dintorni era un gas che produce un'emozione da cui ci difendiamo tutti i giorni. Quel gas di gran potenza inarrestabile e da tutti sfuggito, lo sappiamo, è davvero un vapore irrespirabile e ha un nome, Verità, che noi temiamo!
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Ricordo che anni fa mi capitò di leggere un racconto di Alfredo Panzini, scrittore dell'altro secolo, dal titolo “La valigetta misteriosa”. Ho rielaborato quel concetto e ho impostato questa strimpellata. In mezzo agli endecasillabi, nell'ultima quartina, ci sono due dodecasillabi.

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L'autore
ex Lorenzo Crocetti

Sto solido in questo sito "come d'autunno sugli alberi le foglie". Ho scritto sotto vari nick, quali"lo strimpellatore" e altri, ma in realtà sono quel Lorenzo Crocetti per sette volte almeno cacciato dal sito per i suoi interventi, da spirito (forse troppo) libero, ma poi sempre riaccettato. E continuo a starci beata

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Commenti (1)

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A
Antonio Terracciano28 settembre 2016

Con il suo solito stile, scorrevole e limpidissimo, in queste quartine il poeta ci regala una favola appropriatissima sul dirompente potere della verità: essa è come un gas venefico che non si può respirare, come (aggiungo io) un sole accecante che non si può guardare se non attraverso spesse lenti che ne attutiscono l'immane luminosità, come quel famoso bambino da castigare severamente e immediatamente perché ardisce dire che il re è nudo... Per quanto riguarda il "difetto" tecnico del quale il poeta si autoaccusa in nota, preferisco lasciare ad altri lettori la soluzione del caso...