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Riflessioni 30 settembre 2016 · lettura 1 min · 3680 letture

La sindrome dell’ovvio

Max Ray Springsteen 20 poesie pubblicate
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E’ difficile comprendere la sindrome dell’ovvio tanto meno puoi curarne la complessità irrisolta ma puoi fingere e ammirarla col candore di un infante che rincorre le illusioni lungo il viale del tramonto. Ho provato ad inventare nuovi codici d’accesso sublimando senza resa quelle immagini distorte nella mente spalancata da un respiro silenzioso più letale di un abbraccio tra l’attesa e l’orologio. Ma la neve ha frantumato ogni rigurgito del buio e l’inerzia ha fatto scempio del mio ultimo pensiero così ho ucciso la mancanza con un battito di ciglia risvegliando il nuovo giorno su una pagina sgualcita.
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Max Ray Springsteen
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Commenti (2)

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Laura Mura24 ottobre 2016

Questa versi, seppure di una musicalità soave, mi hanno lasciato una sensazione di disincanto, difficile da spiegare.

M
Marina Como17 giugno 2017

Il disincanto ma soprattutto la mancanza di una qualche emozione da vivere con lo stupore del bambino che permea la poesia ne fa un inno al mal del vivere come poche. Due sole quartine per descrivere una vita non vissuta se non nella attesa della fine: la vera resa che non ci permette neanche di sentire se siamo vivi (respiro silenzioso). Nessuno stupore, neanche a pensare le cose in maniera diversa, un vivere in un continuo dejà vù dal quale si tenta di uscire come da un labirinto. Agonizzante e terrificante.