Gocce
Le gocce della tua diffidenza
mi erodono
la roccia si buca
e io divento appuntita,
ispida.
Vorrei essere argilla
danzare in forme diverse
muovermi sinuosa
sopra il muro della tua indifferenza.
Ma altra è la mia materia
non si plasma
e taglia se la tocchi,
raschia la pelle
e lascia le ferite
correre profonde.
Le gocce del tuo egoismo
scivolano veloci
sulle mie gambe
e bramano la mia ingenua carne.
Si nutrono della tua vanità
del tuo nido vuoto
del tuo girovagare senza meta.
Sei un lupo che piange alla luna
e sorride con disprezzo
a un cielo stellato.
©
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