Quell'andar di stagione

Tra arbusti e tronchi
è il vagolar fugace...
serafico erra l'animo nel silenzio
ch'è dono di pace.
Tra ramo e ramo
bizzarro è il ricamo,
laddove filtra
un barlum di luce
e sul cammin che appare franco
livido il ciel s'intravvede stanco.
Di vento e sospiri s'adorna il bosco
gravando d'ombre, arcano e fosco...
così che il regno di ghiri e marmotte
s'appresta a lunga, letargica notte.
Mani scheletriche quegli arbusti secchi
trema il pensier all'improvviso schiocco,
fruscii risuonan con tocchi e rintocchi...
ricci spinosi rotoean dal dosso.
Scorza difesa
al dolce cuor marrone,
quel frutto irsuto
sul focolar si pone.
Poi ancor più pigro quel pensar s'aggira,
lievemente libra e con l'ali sfiora
tela intessuta da un alacre ragno
tra spogli tronchi d'abeti e castagni.
Soffice il passo che adagia al muschio
i dintorni colma del sentor di fresco.
Tra l'intricato ricamo dei rami
vuoto posa l'asilo d'implumi,
gelida avvolgerà la stagione mera
finché dormiente stella rimarrà primavera.
©
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
Commenti (1)
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Paola Vigilante17 ottobre 2016
Un dipinto attraverso versi suggestivi e ben stilati. Una bella rappresentazione dell'autunno che coglie l'interesse del lettore. Molto piaciuta, intensa e ispirata.

