Patir
Io profumo del silenzio di valli deserte
non canto alla gioia ma al giudizio.
Neve di primavera sciolta nel sentimento,
connubio tra vizi e necessità
arido campo al di là della semina,
scevro da miliardi di solitudini,
accampo un diritto alla giusta dignità.
Mar in tempesta sovrasto le onde nel libero pensar.
Come patisco una dolente accidia così domo il lezioso poetar.
Non fu più nulla di niente la mia inutile vergogna.
Congiunzione di anelli infuocati bramo la sete.
Un solo giorno nel divagar di giorni in sordina
riflette il suo specchio nel volto turbato.
Assenza di fiori di campo il mio antico castigo.
Quando ripiegherò le vele nell'equinozio
d'autunno sfronderanno tutti i miei incanti.
e tu Luna mi renderai meno appariscente.
©
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