Vecchio
L'immaginaria scena di una bosco fitto di ricordi,
metteva in croce la mia vita e i suoi accordi.
Nel recinto delle mie peregrinazioni fluttuava la follia,
mescendo la fiele e la noia,
Turbar il cielo inverecondo era la prassi e la ragione,
chiuso dentro un vortice in una prigione.
Ho dato forza e costrutto al mio vagare,
poiché nel nulla cè da rimediare.
Un catino d'acqua nuova lavava le mie impurità,
fin dove non incontrava troppe asperità.
La notte buia abbondonata al suo silenzio,
mordeva forte in un profumo d'assenzio.
Ringiovanito dopo da vecchi arguir,
forzavo di nuovo vivo il mio sentir.
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