Chi resta e chi va
Chi resta nella terra dei padri
a solcare la zolla secca,
e chi va per sentieri imprecisi
a esplorare rive dorate.
Chi resta nel paese dei vecchi,
in fila al funerale permanente
a guardare la vita che passa,
e chi insegue chiassosi raduni
fino all'ebbrezza ingannevole
della troppa vita.
Chi resta tra le mura del focolare
a respirare odore di legna,
fissare lo sguardo sulle stesse valli,
lo stesso mare, le stesse colline,
a bere il vino della vigna di sempre,
e chi vola su ali d'acciaio
tra nuvole occasionali
-uniche compagne di viaggio-,
per finire su strade che si perdono
negli orizzonti verticali.
Chi resta, e corre soltanto
per sfuggire al vento,
al temporale inatteso,
all'ombra della notte,
alla polvere della corriera,
e chi va affannandosi nell'ingannevole
offerta di minima moralia,
per non perdere l'occasione,
il momento, la carriera.
Chi resta nella terra difficile
col rimpianto di non essere partito,
curvo nella consapevolezza
dell'immutabile esistenza,
e chi nella terra agitata sopravvive
al rimorso per non essere tornato,
pronto a dare un nuovo nome
a quelle solitudini che chiamano libertà.
In questa disperata frontiera
si assottiglia il condine
tra il sogno e la menzogna,
si accumula l’angoscia, la speranza,
l'incomprensibile paradosso
di chi affranto si addormenta al sole,
e di chi fiducioso, svanisce nella nebbia.
©
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