Sulla riva del Tago
In questa sera vaga e vasta ancor
più del Tago che mi scivola accanto
andando incontro al mare, s'innalza
un brivido dell'anima, un disagio,
come d'aver perduto, per sempre,
tutto quanto amai, di dover andare
al di là del mare senza casa né patria.
Non di una semplice sconfitta il mio
malessere è frutto, ma del dolore acuto
per non poter più vivere la vita che avevo
tanto immaginato.
Rubata da ladri che non sapranno cosa
farsene.
E, goccia a goccia, un pianto caldo accarezza
e allaga il cuore mio.
Non ti esacerbare, compagno di una vita,
lascia che io finisca e che la luce non venga
mai a destarmi!
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Commenti (2)
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Francesco Rossi25 ottobre 2016
mi piace immensamente la prima parte e specificatamente le prime sette righe.
A
Antonio Terracciano25 ottobre 2016
Piacciono anche a me, come al primo commentatore, soprattutto i primi sette versi, che esprimono molto bene l'angoscia che si prova a Lisbona, là dove il fiume Tago si allarga così tanto che sembra volerci trascinare, volenti o nolenti, in mare aperto, in pieno oceano; lì, più che altrove, è forse possibile capire come la geografia determini le scelte dei popoli, comprendere che i Portoghesi erano predestinati ad abbandonare le loro terre per intraprendere una fatale esplorazione dell'ignoto, accompagnata inevitabilmente dalla saudade per ciò da cui, a malincuore, erano costretti a separarsi.
