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Amore 25 ottobre 2016 · lettura 1 min · 2456 letture

Sulla riva del Tago

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Carlo Barretta 329 poesie pubblicate
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In questa sera vaga e vasta ancor più del Tago che mi scivola accanto andando incontro al mare, s'innalza un brivido dell'anima, un disagio, come d'aver perduto, per sempre, tutto quanto amai, di dover andare al di là del mare senza casa né patria. Non di una semplice sconfitta il mio malessere è frutto, ma del dolore acuto per non poter più vivere la vita che avevo tanto immaginato. Rubata da ladri che non sapranno cosa farsene. E, goccia a goccia, un pianto caldo accarezza e allaga il cuore mio. Non ti esacerbare, compagno di una vita, lascia che io finisca e che la luce non venga mai a destarmi!
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L'autore
Carlo Barretta

Di tanto in tanto fotografo la mia anima,scrivendo.

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Commenti (2)

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Francesco Rossi25 ottobre 2016

mi piace immensamente la prima parte e specificatamente le prime sette righe.

A
Antonio Terracciano25 ottobre 2016

Piacciono anche a me, come al primo commentatore, soprattutto i primi sette versi, che esprimono molto bene l'angoscia che si prova a Lisbona, là dove il fiume Tago si allarga così tanto che sembra volerci trascinare, volenti o nolenti, in mare aperto, in pieno oceano; lì, più che altrove, è forse possibile capire come la geografia determini le scelte dei popoli, comprendere che i Portoghesi erano predestinati ad abbandonare le loro terre per intraprendere una fatale esplorazione dell'ignoto, accompagnata inevitabilmente dalla saudade per ciò da cui, a malincuore, erano costretti a separarsi.