E la paura, che t'osserva in croce
Anna Maria Scamarda
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Come spiegare il silenzio della nebbia
quando copre il sole
o la furia del vento
quando, a un tratto
strappa le radici ai tuoi pensieri
che vagano, come gusci vuoti
colmi d'assenze...
D'abissi, appesi alle pendici del cuore
col fiato corto, senza far rumore...
E la paura, che t'osserva in croce.
Le domande, come bocche mute
rimaste impigliate sul calvario,
mentre cadono, ad una ad una,
come fiori recisi al tuo giardino.
E la speranza senza volto,
che pur non muore...
Come spiegare i tuoi passi
dentro un castello di frantumi,
quando tutto era luce e sfolgorio di stelle,
e l'anima magnificava l'innocenza d'essere,
l'incanto negli occhi al volger delle lune
che disegnavano eterne promesse d'aurore.
Come spiegare il morso delle serpi,
e il tuo sgomento...
E pur la pace, del tuo sguardo
inchiodato all'orizzonte.
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L'autore
Anna Maria Scamarda
Commenti (1)
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Francesco Rossi29 ottobre 2016
due considerazioni, la prima sullo stile che mi sorprende per fluidita' e intensita', la seconda se mi posso permettere dissente dalla nota, io ho rispetto per la paura ed è proprio da questo che ne ricavo la forza per combatterla sempre in ogni situazione in modo particolare quando aggronto cime impegnative sui monti, senza il rispetto per la paura avrei sicuramente avuto guai seri.

