Come una farfalla ubriaca di gin
Hariseldom
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Era così bella da ragazza
la chiamavano farfalla
con i suoi capelli biondi
e gli occhi così verdi.
D'estate ballava sulla sabbia
con la sua gonnina gialla
le gambe bianche e abbronzate
la camicetta di mare bagnata.
Sognava di andare a Madrid
studiare spagnolo e anarchia
con i suoi romanzi mai terminati
e quella strana voglia di fragole al mento.
Se ci fosse davvero un Dio
magari solo per un giorno
magari per togliermi questo amaro
dalla bocca vecchia e arrugginita.
Era davvero una farfalla
la più brava di tutta la scuola
con i libri fatti con i fiori infilati
e quella leggerezza in amore.
Vederla sopra un giornale
sentire le cose che dicono di lei
ora che non ha più i capelli biondi
ora che il bianco lo copre di nero.
Vederla così come la ha ridotta
un uomo che non è uomo ma bestia
lei che non faceva male a nessuno
lei che ballava sulla riva del mare.
Se ci fosse un Dio gli direi di aspettarla
di portarla nel paradiso degli innocenti
ora che lui la persino bruciata
ora che nessuno ancora l'ha dimenticata.
Come una farfalla ubriaca di Gin
è morta per mano di chi l'ha sposata
non sorride e nemmeno piangono le labbra
mentre a Madrid stanno cantando "Hey Jude".
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Commenti (1)
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Silvana Poccioni12 novembre 2016
Come sempre l'autore incanta e affascina, con i suoi racconti in versi. Come ogni volta si staglia nitida e chiara la figura della protagonista, innocente e bella, dentro e fuori, prima che il male dell'umanità imbestiata si accanisca su di lei, blandendola, illudendola e poi, lentamente, distruggendola. Che emozione quel riferimento in conclusione ad una canzone mai dimenticata e tanto cara alla nostra generazione.

