Vagabondo di maree
Rita Stanzione
1949 poesie pubblicate
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Tu abiti il mare
abiti e fuggi
vagabondo di maree
Vela selvaggia, fai rumore
nei miei alfabeti
le parole increspate che dedico
ai nubifragi
Quanto inchiostro
pronunciato
in virgole e scarabocchi
che nessun foglio ha la bontà
di raccogliere
E poi quel sogno di confine
a rimbalzare nel tempo
spaventato dal suo stesso peso:
non sono che acqua, ad assumere
forme e forme
Liquida
mi stupisco di tutti i miracoli
dove stravolgi
assottigliandomi
(mi vedi la vita guizzare)
ebbra, straniera alla terra
che mi sorregge il piede
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L'autore
Rita Stanzione
Scrivo perché il tempo e lo spazio possano dilatarsi, contenere la libertà d'essere.
Commenti (1)
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carla vercelli13 novembre 2016
Non ho parole per dire quanto mi piace come scrive la poetessa. Ogni poesia è una scoperta, un attimo sospeso tra realtà e sogno, un itinerario che scardina sapientemente anche le regole della punteggiatura e ne fa poesia! Molto piaciuta ed apprezzata!

