Senza lacune il ciel

Così ebbe inizio, col sussurrar del vento
e con addenso lento, del clima il malcontento...
cumuliformi a frotte a ricamar quel cielo,
lugubre divenne il sibilo mentre spandeva il gelo.
Di titani parve l'alterco, scontro del mar coi monti,
col diramar oscuro, visibile all'orizzonte...
così accendeva disputa, con uno scambio intenso,
rimbrotti, tuoni e lampi d'iracondi gli elementi.
Ma intimidito e pavido quel cuor ch'è sempre attento
tornò tosto all'ovile a fantasticar propenso...
e dal podio celeste, come da immensa tribuna,
tempesta dilagava e nel ciel non v'era lacuna.
Di gocce a catinelle è caracollar nel fiume,
nè il vento mai serviva a dissipar le brume...
così tra pozze e rivoli ancor da rimpinguare
pari a prodigio in seguito a tramutar nel mare.
Ma come nel frattempo parea zittir quel vento
con l'illusoria quiete del lampo susseguente,
parve riprender fiato il cupo ciel financo
in quel uggioso giorno dal passo mesto e stanco.
Quel tanto sin bastava ad assestar l'umore
della pur ligia penna sensibil al novo colore...
così che in quell'istante di pace temporale
bramava farsi avanti quel sol che stava male.
Poi all'improvviso apparve il sorprendente e ameno
in un magico baluginar l'effimero arcobaleno.
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
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