Lasciate o benpensanti che la nebbia
Lasciate, o benpensanti, che la nebbia
avvolga e celi agli occhi la collina.
Guardate il ghiaccio far a pezzi i rami!
Non invocate il vento, non verrebbe.
E conservate in cuore la scusante
della prossima neve, se neve sarà.
Chi fra di voi conobbe (e foste in tanti)
il vecchio archimandrita di Corinto
sa bene che il candore della neve
può ricoprire macchie oppure piaghe.
Perciò pregate che la neve cada
per ristorare il canto al pettirosso.
Alza la mano destra Richelieu
e l’apre a salutare il nuovo impero.
Voi, per piacere, tenetela serrata
e se l’alzate sollevate un pugno!
Di trappole la storia ne dispensa
quante non ne sapreste immaginare.
Al giudizio di Socrate, mancò
chi avesse un sassolino bianco
per liberar la nave dagli scogli.
Preferiste le feste alla tempesta,
la guerra vaneggiata da Alcibiade
alla ragione asperrima del genio.
Sul sagrato riposa il Barbarossa,
morso da cancro al pube e da paresi.
Lo curano suore clarisse che alleviano
il dolore umettando le piaghe d’aceto.
Il fiume che lo annegherà gorgoglia,
e canta salmi e litanie aspettandolo.
Anche voi che lo amaste, altro non fate
che aspettare la sua discesa agli inferi
sapendo che la storia questo vuole
e questo vi racconta, negli appunti
che vergaste a china sui quaderni,
quando di Federico raccontaste.
Appena avete libera la mente
l’intuito ancestrale vi riporta
alle fonti del magma. La sua luce
sinistra invade il vostro cranio
generando il delirio degli incubi.
Vi sottrarrete quindi dall’aprirla?
Sperimentate con me la magia
d’una lettera muta che vaga indecisa
tra la “c” e la “g” e poi sceglie la “s”
così dà decoro al parlare, inducendo
la sensazione elettrica di “shunt”,
o l’eleganza in shell per dir conchiglia.
Lasciate che la nebbia avvolga il colle
e che la bruma infragilisca i rami.
Lasciate che l’aria conservi la calma.
in questo paesaggio gommoso
è facile disperdere i pensieri
e tuffarsi, silenti, nell’abbandono.
🌐
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B
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L'autore
Benito Ciarlo
Sono nato in Calabria e mi sono trasferito giovanissimo in Piemonte, in una piccola città dell'alessandrino, che adoro: Serravalle Scrivia. Scrivo poesie da quando avevo tredici anni e continuo a farlo con la stessa passione e la stessa rabbia di allora. Rabbia determinata dagli studi diversi da quelli che avrei amat
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