Un poetar giocondo

Volubil è lo scorrer di rime su rime
soavi sfiorano un cuor con far sublime
tra aulenti, aulenti icone o lievi sensazioni,
suffissi sì di miele, fior fiore d'emozione.
Ma pur sferza molesto e sgradito quel versetto
che narra descrivendo in modo assai perfetto
il caso già accaduto e con biro offerto in prosa
e che mai all'immagine china o che giammai osa.
Scevro dell'ardire del libero volare
arranca penna in mano costretto lo scrittore,
così che immane scorre sul foglio fiume d'inchiostro
che inguacchia, stride e macchia fino a far disastro.
Oh... poetiche, eteree sensazioni, alquanto indefenite
ancorate a quel lubrico narrar nei meandri vi smarrite.
Son gagliardi quei pensier appena appena sussurrati
ma densi di color perché dal sogno estrapolati,
fiabesco è il volteggiar come diafane bolle
o con la grazia innata di libellule e farfalle...
son note che si librano cercando scampo e via
per assemblar felici a comporr na' melodia.
Nuvole come onde dispiegano in un ciel fecondo
così che un cuor fantastica un verseggiar giocondo.
©
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L'autore
Vivì
Cos’è una poesia se non un fiume di emozioni che sgorga dall’anima di chi la scrive e si riversa come una carezza nella mente di chi legge? Comporre versi su versi ispirati da un suono, il ticchettio della pioggia o il richiamo di un implume nel suo nido... il pianto o il sorriso di un bambino o quello di un perfetto
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