Favola di Natale
L'Inverno "a me mi " piace
perché s'accende il fuoco,
perché le stelle ridono
e il Sole scalda poco.
Del resto che c'importa
se non c'è Primavera,
c'è sempre la Befana
e tutto quel "che c'era".
Il lupo si avvicina,
sempre più affamato,
davanti allo spettacolo
del mondo impuccettato,
di stelle e di alberelli,
di fiocchi e di nastrini,
e quanta poi la neve,
sui tetti dei camini!
Magari pure finta,
per quanto finta sia,
è chiaro che la neve,
bisogna che ci sia.
Perché Natale è grande,
è giusto ed è importante,
per cui non manchi neve,
il botto e lo spumante.
Voglio il panettone,
gli spinaci fritti,
il baccalà inzuppato
ed i bambini zitti!
Perché danno un bel film
di pace alla tivvù,
che sembri almeno umano,
il giorno di Gesù.
Con tutti i papà buoni,
le mamme tanto care,
e sia senz'altro vero,
quello che spesso appare.
Ben vengano canzoni,
oceani di bandierine,
trombette, torroncini
e guai alle lampadine!
Perché ne voglio cento,
una per colore,
crema, pistacchio, fragola,
e diano calore.
Che sia un Natale unico,
fitto d'eleganza,
nel folle girotondo,
ch'esige l'abbondanza.
Si chiudano ospedali,
carceri, borgate,
s'uniscano le coppie,
da sempre separate.
E che ci siano sorrisi,
si sa, sono importanti,
perciò, perdio, sorrisi,
perché ne voglio tanti.
E sarò grato al Cielo
perché ci serba immuni,
dalle virtù del secolo
e dai luoghi... comuni!
©
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