Un mondo diviso dall'inumanità
Piange il cielo,
piange la pioggia dell’umanità sommersa.
E le grida delle nuvole
che a stento scuotono i silenzi vivi,
sono odiate gocce di tempo.
Sempre più corpi e meno spiriti,
precarietà da noi ideate.
Viviamo in un baratro artificiale.
Non sono il cielo tempestoso
o le acque prosciugate
a fare degli uomini la fine.
Dove siamo noi, tra confini o libertà?
Saremo mai uomini, fallendo l’umanità?
E come può un popolo
accettare di non esser popolo?
Congediamo il nostro amore
con una carezza,
lo scordiamo come fosse
una realtà imposta, incerta o illusa.
Ce ne disfiamo
come a liberarci da catene,
ma è forse l’umanità il fallimento?
O il tentativo di esserci?
©
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