Facili e pericolosi bersagli
Non saprei definire
chi avverto dietro di me
quando scalzo m’inoltro
nei vicoli ciechi
del mio folle procedere.
So che spine e chiodi
disseminate sul cammino
nella nudità dei piedi
si conficcano e con le orme
s’alimenta di sangue.
Percepisco un fruscio
non provocato dal vento
ma da sussurri che nessuno
con bocca terrena
potrebbe modulare d’angelico.
No. Non saprei spiegare
chi mi accompagna da tempo
come se volesse vegliare
sul mio equilibrio ad ogni passo
sì che non mi diriga laddove...
...un cassetto mi invita ad aprirlo.
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Commenti (1)
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Francesco Rossi21 dicembre 2016
Una poetica di forte impatto introspettivo, avvertire il presagio di chi cammina o ordisce alle nostre spalle e nella follia del procedere per essere in mezzo a una gabbia di matti che camminano sui tizzoni ardenti della quotidianità, dell'esistenziale e, infine una forma di salutare curiosità.
