Alla Signora Musa
O Musa antica, misteriosa amante,
avida di chi t’ama, mi dispiace,
ma dobbiamo parlare. Non va bene
come ti comporti: devi cambiare,
che così tra noi finisce male.
Devi iniziare con l’essere di moda,
che con la tua veste m’imbarazzi:
la gente che ti vede per la strada,
sgrana gli occhi se vai in giro col peplo!
Quando mi confessi che non acchiappi
come una volta, tra i bei giovani
di oggi, signora mia, ascolta bene:
succede perché tu non vai in rete!
La pagina adesso non è più carta,
papiro o pergamena, domandare
penna d’uccello, oppure inchiostro fresco,
dissecca ogni possibile passione!
Ma non è questo il grosso del problema:
è che non vuoi mai lavorare!
Quanti baldi, giovani intellettuali
portasti negli angoli delle notti,
con l’umida promessa di svelare
loro la tua virtù più segreta?
E appresso al tuo amore, ogni soldo
lo hanno perso, mica guadagnato!
Io da te mica mi faccio far fesso:
non sei più fanciulla, ma neanche donna:
se tu vuoi il mio giovane amore,
cara mia, vedi almeno di pagare!
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