Danza delle ore
Rosaria Catania
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Capirne il vissuto
sul bianco farina
e sull’ala molle s’increspa l’onda
la giuliva fronte
all’orizzonte quella nuvola fugge dalla tempesta
impaurita solitaria sonnambula
laggiù sull’orlo trema la verzura
un carceriere solitario fissa quel filo di luce
nella vampa pomeridiana
nel giardino sopito se la dorme cheta
la canzone d’una villana muore fra i rami
e s’allontana oltre ogni suo pensiero
lo specchio in un bagliore pallido
sull’immacolato vetro
nasconde tutta la brutalità dell’essere
la luna nel cielo morente
lacerò le nubi
per far dileguare il fantasma
e su quell’avanzo meschino
vestito d’erba
una vita persa che vi fu sotto le sue mani
vomitata da cento sue bocche
su alcuni non ci sarà ragione
sgomento paura domande
un essere perfetto
su ogni male azione confessa pentito
e deliberatamente assolto l’amavo troppo
fra le stelle remote
lungo le fantastiche rote
vanno con la danza delle ore
scuotendone
mestizie velate...
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Rosaria Catania
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