Oltre quel filo
Franca Donà astrofelia
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Aveva un che di stantio,
se l’avessi guardato meglio
e non l’avessi divorato come un cane
avrei prima spazzato via la terra,
poi lo strato verdognolo di muffa
i grumi duri che in bocca erano sassi,
infine sputato via l’anima per il disgusto ...
ma io non avevo più un’anima
e nemmeno quel povero cristo
che stava nel fango ad occhi sbarrati
a cui quel pezzo marcio di pane
ormai non serviva più.
Oltre il filo spinato stava la nebbia
spalmata di fumo e di morte
l’olezzo fermo nelle putride ore.
- Tra poco ti troveranno povero cristo
e non sarai nemmeno legna da ardere –
Tornai accanto a quell’uomo
no, era un ragazzo col viso d’un vecchio
appoggiai la mia mano sugli occhi
ma non ebbi il coraggio di chiuderli
sembrava sorridere alla falce di luna
sospesa in quel cupo cielo d’orrori.
Lo abbracciai, solo un filo tra noi
di destino, un pezzo di pane, un fiato
e un’anima che aveva trovato la luce.
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Franca Donà astrofelia
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